Produttori di Oil Skimmer

JP | Sunday, 24th February 2013

Esiste una miriade di produttori di oil skimmers e ci pare non esista cantiere navale, grande o piccolo che sia, che non si sia cimentato almeno una volta nella loro costruzione.

In appendice alleghiamo un elenco di “skimmer vendors” che rende l’idea della dimensione e diffusione geografica del mercato.

 

La ragione di tanto interesse dipende, probabilmente, anche da queste considerazioni:

  • grande quantità di risorse messe a disposizione per interventi di bonifica;
  • sensibilità pubblica crescente verso cura, tutela e manutenzione dell’ambiente.

 

La gestione delle risorse finanziarie in eventi emergenziali come quelli di cui stiamo trattando non è assoggettabile ai normali canoni di valutazione e ponderazione dei rapporti costi/benefici né gli stessi costi e benefici possono essere ricondotti a valutazioni standardizzate. Bisogna infatti tener conto sia dell’oggettività dei fatti sia del forte impatto emotivo che gli stessi generano a livello sociale generale.

Abbiamo visto come i costi possano essere altissimi e riconducibili a danni di svariata natura, da quelli alle cose a quelli all’ambiente, da quelli alle persone a quelli alle loro attività, da quelli oggettivi come i mancati guadagni a quelli soggettivi come il danno esistenziale, da quelli prevedibili come l’inquinamento di un litorale a quelli imprevedibili come l’inquinamento di una falda acquifera o di un acquedotto ecc.

 

Questi fatti generano elevatissimi (e giusti) allarmi sociali che a loro volta impongono alle classi dirigenti pubbliche e private, in un tempo breve e “senza badare a spese”, di:

  • intervenire la dove esiste l’oggettiva necessità di rimuovere o ridurre un danno e anche
  • di dimostrare la loro efficienza organizzativa per
      • diminuire la “sensazione di paura” indotta dal rischio catastrofe e
      • garantire l’avvenuta acquisizione di una sufficiente sensibilità per la tutela ambientale.

 

Nelle situazioni d’emergenza, proporzionalmente alla sensibilità sociale dell’area geografica in cui esse avvengono (p.e. maggiore negli USA che non in Nigeria), si ingenerano forti interazioni tra industrie produttrici di sistemi di bonifica e loro utilizzatori negli interventi, come quelle di cui all’allegata nota su business e Golfo del Messico di cui diamo conto in allegato.

Anche in situazioni non emergenziali e cioè di normale gestione del “bene pubblico mare” esiste una elevata e crescente sensibilità sociale alla tutela ambientale che impone l’impiego di strumenti, tecnici e organizzativi, che garantiscano e mostrino di garantire al meglio detta tutela.

Le classi dirigenti pubbliche e private sono quindi costantemente impegnate a realizzare e dimostrare il loro impegno con la creazione di specifiche organizzazioni, di pronto intervento per emergenze o dedicate alla manutenzione delle acque, che si concretizza con la formazione specialistica del personale ad esse addetto e l’acquisto e rinnovamento dei parchi mezzi più efficaci disponibili sul mercato.

Questo impegno genera consenso e apprezzamento che, notoriamente, non hanno prezzo e quindi consentono che il mercato di detti strumenti e degli skimmer in particolare possa essere esteso e variegato nella sua offerta.

 

L’offerta risponde sia alla

  • limitata disponibilità economica della piccola municipalità o della piccola attività costiera, con piccoli natanti più o meno efficaci ma pur sempre adatti a dimostrare l’impegno, sia alla
  • notevole disponibilità di grandi aziende o ricche municipalità che si dotano di un variegato parco di attrezzature comprese grandi e costosissime navi destinate a passare la quasi totalità della loro vita ormeggiate in banchina.

 

La produzione è quindi rivolta a presentare sempre nuovi strumenti dotati di caratteristiche ed appeal che li rendano indispensabili a dimostrare la dovuta attenzione alla tutela ambientale sia in termini di manutenzione che di predisposizione ad interventi d’emergenza e il parametro che sembra sia stato assunto come discriminante in questa gara di evoluzione tecnologica è quello della potenza, della capacità estrattiva.

 

Così c’è molta tensione verso potenze sempre maggiori che sono cresciute fino a 5-600 m³/h. La macchina RBS Triton URO 600 di AcquaGuard (nella figura qui accanto) garantisce la capacità estrattiva di 604 m³/h con un costo superiore al milione di dollari. E’ pur vero che la testa pescante di questa macchina è semovente ma è altrettanto vero che è solidamente vincolata alla nave appoggio e il suo raggio d’azione è limitato a poche decine di metri. La chiazza necessaria a contenere 500 m³ di petrolio, quando la coltre fosse spessa 1 cm e tenendo conto che la tabella dei colori e dei riflessi considera spessori fino a 1 mm, sarebbe estesa per 50.000 m² che dovrebbero essere mantenuti a spessore costante e percorsi in un’ora da quello skimmer per sfruttarne circa l’80% della potenzialità.

Si noti come in questo filmato promozionale l’azienda produttrice dia molto maggiore risalto agli aspetti emozionali che non alla effettiva efficacia delle proprie macchine nel reale teatro di intervento, nonostante il richiamo iniziale alla loro partecipazione nelle opere di bonifica nel Golfo del Messico ed alla possibilità di inserire, crediamo, riprese della reale efficacia in reali interventi.


D’altra parte nel protocollo “Application of the American Society of Testing and Materials’ (ASTM) New Skimmer Test Protocol” si legge: nella vasca di prova in acqua salata di Ohmsett, New Jersey – “Lo spessore di olio deve essere sostanzialmente costante per simulare condizioni di prova ideali. I test effettuati nel 2007 hanno mostrato che al crescere dello spessore da 5 cm (2 inches) in su non ci sono significative variazioni di tasso di recupero d’olio (ORR – oil recovery rate). L’indicazione di massima è di versare nella vasca 4100 L (1080 gallons) di petrolio per raggiungere uno spessore iniziale di 7.5 cm (3 inches) ed effettuare il test misurando l’efficienza dello skimmer lasciando diminuire lo spessore d’olio da 7.5 cm a 5 cm (3 inches to 2 inches).

 

Ribadiamo di ritenere inconfutabilmente importante la capacità di estrazione ma è ancora più importante la capacità di intercettare ciò che si deve raccogliere al fine di alimentare al meglio i mezzi d’estrazione: le emergenze non si eseguono in vasche chiuse riempite di petrolio.

Quello che si evince dall’analisi dello stato dell’arte di prodotti e produttori è che molti sistemi separano molto bene ma non sono molto efficaci i metodi di intercettazione degli inquinanti da raccogliere e per raggiungere lo scopo si é ricorsi a soluzioni estreme e molto costose come la nave “Bottsand”.
In pratica, nella generalità dei casi, il metodo prevede di circoscrivere il versamento in un recinto di barriere galleggianti e quindi di calare l’oil skimmer all’interno di quel recinto. I dispositivi attrezzati come oil skimmers in grado di dirigersi verso la chiazza e di attraversarla per raccoglierne una parte sono prevalentemente battelli dotati di nastri trasportatori: sono poco manovrabili e poco efficienti in genere.
Solo i bracci rigidi galleggianti di Koseq hanno la prerogativa di potersi muovere attraverso la chiazza con efficienza ma sono concepiti per versamenti gravosi e necessitano di complesse strutture di supporto e di una nave appoggio talmente dedicata da diventare essa stessa parte dello skimmer.
Diverso è il discorso sulle panne assorbenti che sono capaci di compiere il loro lavoro ma necessitano di barche a motore per il trasporto e la posa, di traino per incontrare la macchia da assorbire e quindi di richiamo a bordo e trasporto in una discarica per lo smaltimento

    
         


Utilizzatori di Oil Skimmer

JP | Friday, 22nd February 2013

Gli utilizzatori degli oil skimmers sono organizzazioni che intervengono nella bonifica di specchi d’acqua; possono essere piccole aziende con limitati mezzi fino a grandi multinazionali; la loro proprietà può essere totalmente privata, mista o totalmente pubblica.


Prendiamo a modello delle esigenze delle organizzazioni il chiaro e compendioso approfondimento presente nei “Rapporto di Sostenibilità Ambientale, Sociale, Economica” del Porto Petroli Genova di Multiedo per gli anni 2009-10 . Il terminal petrolifero (di Multedo) è una struttura per lo sbarco, l’imbarco e il trasferimento di petrolio.
Da quei rapporti estraiamo qui pochi concetti in forma di definizioni al fine di evidenziare come la presenza di olio in acqua sia totalmente da condannare e quanto sia necessaria la prevenzione e l’immediata bonifica di spillaggi anche minimi che dovessero verificarsi.
E’ importante notare come ai fattori tecnici si sommino quelli sociali e politici.

 

  • è fondamentale il consenso da parte della comunità locale e delle istituzioni;
  • rendere più sostenibile la convivenza tra quartiere e terminal riducendone al minimo l’impatto;
  • è necessario che ci sia la garanzia della tutela dell’ambiente;
  • si attua il monitoraggio continuo della regolarità e della sicurezza delle operazioni;
  • si applica sistematica diagnosi della capacità di rispettare le prescrizioni ISO 14001:2004;
  • il concetto di Safety Ambientale è considerato dalla Società un aspetto prioritario;
  • ridurre al minimo i rischi attuando un’efficace azione di prevenzione e controllo degli incidenti;
  • la Società è dotata di attrezzature di sicurezza all’avanguardia;
  • la Società fornisce addestramento specifico al personale;
  • Il safety management di disinquinamento si effettua tramite una flotta di battelli specializzati che usano sistemi di contenimento della chiazza e di raccolta degli idrocarburi in acqua.


Le organizzazioni, le macchine, le modalità d’esecuzione e la capacità di reazione sono naturalmente commisurate al contesto in si opera; così avremo, per esempio, piccole imbarcazioni nel Golfo di Trieste e grandi unità sul fiume Hudson.



Gabbiano - Trieste
LadySkimmer
Weedoo Green Oil Spill Boat
Dep Cormorant Skimmer Vessel
East River (New York City)
New Jersey O.S.R. Vessel
Hudson River, New York
Damen Pollution Tom
Rotterdam


Gli interventi possono avere caratteristiche quali:

  1. manutenzione
  2. pulizia
  3. pattugliamento
  4. risposta in teatri drammatici

 

IMO fa una classificazione in base al tipo di intervento d’emergenza ottenibile da un gruppo, costituito da una o più organizzazioni, in funzione della gravità di uno sversamento che è definito da 3 livelli (tier).



competenzequantitàlivello
gruppo 1locali – regionali – nazionalifino a 7 tons.tier 1
gruppo 2regionali – multi-nazionalifra 7 e 700 tons.tier 2
gruppo 3internazionalioltre 700 tons.tier 3


I gruppi di organizzazioni sono integrati nei piani d’emergenza (oil spill contingency plan) predisposti dalle autorità  e dalle società preposte ad affrontare emergenze da sversamento di petrolio.


In base alla loro capacità d’intervento le singole organizzazioni possono essere più o meno adatte ad intervenire in teatri catastrofici; la loro probabilità d’impiego cresce con l’aumentare della dimensione del versamento perché con più è critica una situazione con più si utilizza ogni tipo di risorsa disponibile, anche la più piccola.

Le organizzazioni si costituiscono con finalità diverse: alcune esclusivamente per interventi d’emergenza, altre esclusivamente per operazioni di manutenzione, pattugliamento e pulizia che prescindono da emergenze e incidenti e altre ancora per qualsiasi tipo di intervento. La caratterizzazione dell’organizzazione è data dal tipo di attrezzature e competenze di cui dispone: le attrezzature per interventi in alto mare non servono in un porticciolo e viceversa. La partecipazione a interventi d’emergenza, così come l’attività di prevenzione e pattugliamento in un contesto industriale (p.e. raffineria costiera), necessitano di adeguate professionalità.


Nella matrice qui accanto sono rappresentati i punti di intersezione tra portate di skimmers, tipo di intervento e teatro d’azione. I pallini sulle portate necessarie indicano la necessità per l’organizzazione di disporre di almeno una macchina in grado di esprimere quella portata senza naturalmente escludere macchine con portate inferiori.


I pallini blu indicano le applicazioni di interesse per TJP.


La prevenzione é caratteristica di attività che includono il rischio d’inquinamento e sono dotate di strutture, macchine e strumentazioni mantenute in perfetta efficienza, non utilizzate nella quotidianità ma pronte ad essere attivate in caso di emergenza.


Il pattugliamento si svolge con continuità a caccia di eventuali immissioni e allarmi su superfici d’acqua dove si svolgono attività che includono il rischio di inquinamento per emergenza o per operazioni di routine.


La manutenzione si svolge con azione discontinua, sganciata da emergenze e incidenti, su tutte le superfici marine in prossimità di popolazioni e attività sociali, turistiche, industriali e commerciali al fine di rimuovere evidenti inquinamenti e iridescenze.


La pulizia fine è l’attività finalizzata ad evitare il formarsi di iridescenze e a rimuovere anche le più sottili di esse per mantenere l’acqua pulita e limpida, con un continuo filtraggio della superficie, in aree di particolare interesse pubblico e sociale.


Le emergenze tier 1-2-3 sono contingenti a situazioni di allarme grave.


In tali contesti si attivano i piani programmatici d’intervento (oil spill contingency plan ) che nei casi più gravi possono prevedere il ricorso a qualunque mezzo e risorsa disponibili.

In Italia le direttive per le emergenze prevedono, nell’ordine, l’attivazione di:

 

  • Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare Direzione generale per la protezione della natura e del mare Via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma.
  • Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto Centrale Operativa per le Emergenze in Mare Viale dell’Arte, 16 – 00144 Roma.

Da questo comando dipendono la Guardia Costiera  e le Direzione-Mare cui fanno capo altrettanti centri secondari di soccorso (MRSC), dotati in proprio di mezzi idonei al pronto intervento.



DirezioneMare
TriesteReggio CalabriaCagliari
VeneziaAnconaGenova
RavennaPalermoLivorno
AnconaRoma
BariNapoli

  • Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare

Divisione VII Difesa del mare dagli inquinamenti
Via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma


che ha, fra gli altri, i compiti istituzionali di

– Pianificazione e coordinamento degli interventi in caso di inquinamento marino, anche in collaborazione con le Capitanerie di Porto;
– Valutazione degli effetti conseguenti all’esecuzione dei piani e progetti per gli interventi in caso di inquinamento marino;
– Monitoraggio e controllo degli interventi attuati per fronteggiare situazioni di emergenza nelle materie di competenza in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile;
– Gestione della procedura di recupero delle spese derivanti dagli interventi antinquinamento.


Da questo Dipartimento dipendono le “strutture per gli interventi” in difesa del mare.

Nel sito del Ministero si legge: “È In corso di realizzazione un sistema GIS che informerà sulle attività di pronto intervento e le emergenze in mare, permettendo di visualizzare e localizzare:

 

  • I mezzi nautici della flotta antinquinamento
  • Le aree oggetto di intervento
  • I porti vicini   (muniti di materiali deputati al disinquinamento, quali panne assorbenti e disperdenti, skimmer, ecc … )” ( tutelamare > strutture per gli interventi )

 

Il Ministero dell’Ambiente ha dato, dal 2005, in concessione a Castalia Ecolmar lo svolgimento dei servizi di antinquinamento in mare.


Castalia nasce a Napoli il 22 luglio 1986 in ottemperanza al Decreto Ministeriale 727/86 emanato dal Ministero per il Coordinamento della Protezione Civile che prevedeva la costituzione di una società all’interno del gruppo IRI che si occupasse di eseguire interventi nel settore della depurazione delle acque reflue, dello smaltimento di rifiuti tossici e nocivi, della bonifica ambientale, della ricerca e del monitoraggio ambientale. I soci fondatori sono stati Finmeccanica e Italimpianti (25%), Telespazio (15%), Italeco e Società Italiana per Condotte d’Acqua (12.5%), IRI e Finsiel (5%). Successivamente la società passa sotto il controllo di Italstat, poi di Iritecna (30% direttamente, 20% tramite Italtekna). Dopo il 1991 viene ceduta ad Italimpianti (IRI-Fintecna) e nel 1995 è stata privatizzata ed acquistata da Fiat Impresit S.p.A.. Nello stesso anno Fiat Impresit diventa Fisia Italimpianti.


Ad oggi (22/02/2013) l’azienda si chiama “Castalia Ecolmar S.C.p.A. – Società Italiana per l’Ecologia Marina”, proprietà del gruppo Impregilo, concessionaria dal 2005 del Ministero dell’Ambiente per i servizi di pubblico interesse relativi alle attività antinquinamento in mare (disinquinamento marino e protezione coste).



Castalia Ecolmar S.C.p.A.
nr.Società%nr.Società%
1Aqualia S.r.l.66,219Guardie ai Fuochi del Porto di Venezia Soc.Cooperativa p.A.0,3
2Globeco S.p.A.1220I.MAR.S S.r.l.0,3
3Moby S.p.A.3,2521Oromare S.p.A.0,3
4Nuova CO.ED.MAR S.r.l.322Rimorchiatori Siciliani S.r.l.0,3
5Sarda Bunkers S.p.A.1,523Transmare  S.r.l.0,3
6Somat S.p.A.1,524Rimorchiatori Salerno S.r.l.0,25
7Naval Service S.r.l.125Impresa Tito Neri Lavori Pubblici S.r.l.0,25
8Marnavi S.p.A.126Labromare S.r.l.0,25
9Diamar S.p.A.127Poseidon S.r.l.0,25
10Battellieri Cagliari S.r.l.0,8328Ecolroma S.r.l.0,25
11Giuseppe Santoro S.r.l.0,8329Ecoservice S.r.l.0,25
12Soc.Cooperativa S.Giorgio Barcaioli a r.l.0,8330Patania Servizi Marittimi S.r.l.0,25
13Servizi Ecologici Porto di Genova S.p.A.0,7531TEC.MA Tecnologie Marittime S.r.l.0,25
14Mare Pulito S.r.l.0,532Rimorchiatori Riuniti Porto di Genova S.r.l0,2
15S.A.M.. S.r.l.0,533GESMAR Gestioni Marittime S.p.A.0,13
16Ternullo Cristoforo S.r.l.0,534S.E.R.S. Società Esercizio Rimorchi e Salvataggi S.r.l.0,13
17Tripnavi S.p.A.0,4535Secomar S.p.A.0,1
18Crismani Ecologia S.r.l.0,3

 

I Piani per la Gestione dell’Emergenza in caso di Inquinamento Marino prevedono che le Aziende operanti con rischio di sversamento di idrocarburi siano dotate di mezzi idonei agli interventi di prevenzione, controllo e bonifica in caso d’emergenza.


Di questo insieme di operatori, in Italia, fanno parte:



12 raffinerie costiere che lavorano un quarto del greggio di tutto il Mediterraneo
Priolo G. (SR)Taranto
ERG MED. Raff. IsabImpianti Nord - Priolo G. (SR)P. Marghera (VE)
ERG MED. Raff. IsabImpianti Sud - Augusta (SR)Livorno
Gela (CL)Pantano (RM)
Milazzo (ME)Falconara M. (AN)
Sarroch (CA)Busalla (GE)


9 piattaforme di estrazione off-shore
Abruzzo/MoliseSiciliaMarche
Rospo Mare APerla - Gela1Sarago Mare1
Rospo Mare BPreziosoSarago Mare A
Rospo Mare CVega A


13 Terminal petroliferi
Tal Oil – SIOT TriesteTarantoMilazzo (Messina)Livorno
Venezia Porto MargheraAugusta (Siracusa)GelaGenova-Multedo
FalconaraPriolo (Siracusa)CagliariSavona-Vado Ligure
Fiumicino


14 grandi porti petroliferi
Mil-tons/anno% ITAMil-tons/anno% ITA
Milazzo15,25,80%Livorno4,61,70%
Gela7,42,80%Fiumicino51,90%
Siracusa-Melilli13,55,20%Taranto5,52,10%
Priolo13,55,20%Falconara3,91,50%
Augusta3111,90%Venezia2710,50%
Genova4918,80%Trieste4517,30%
Savona145,30%Cagliari-Sarroch2610%

 

120 depositi costieri (fonte “elenco dei depositi”)

Le DirezioneMare della Guardia Costiera così, il Corpo dei Vigili del Fuoco, ognuno dei soci armatori di Castalia e le Aziende soggette a rischio di sversamento sono dotati di mezzi e competenze per l’intervento antinquinamento e sono inseriti nei Piani di Intervento d’Emergenza (oil spill contingency plan).

Queste categorie di operatori sono quindi necessitate a coinvolgersi nello studio approfondito delle loro stesse esigenze e quindi a ricercare le caratteristiche che meglio le soddisfano tra quelle offerte dal mercato.

    
         


TJP